Raccontare le terre alte e mettere la Lessinia in dialogo con il mondo

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L'INTERVISTA Nadia Massella nuova Presidente del Film Festival della Lessinia


Presidente ⁠Nadia, sei parte del Film Festival fin dalla sua prima edizione. Cos’è cambiato nel tempo?

Il Film Festival è nato nel 1995 e negli anni ha visto vari cambiamenti, dal nome: Film Festival Premio Lessinia; al tema che all'inizio era: Concorso di film e video dedicati alle etnie italiane, poi Vita storia e tradizioni in montagna; alla programmazione di 3-4 giorni delle prime edizioni ai 10 di oggi dove, accanto alle proiezioni, ci sono conferenze, escursioni, laboratori e mostre che ampliano l'offerta culturale. Da una piccola rassegna di film, oggi è diventato la più importante rassegna cinematografica del Veneto, dopo Venezia, con un'affluenza notevole ogni anno: l'anno scorso quasi 30 mila presenze.


Da quest’anno sei la nuova presidente del Film Festival della Lessinia e la prima donna a ricoprire questo ruolo. Che significato ha per te?

Quando mi hanno chiesto di essere presidente ero stupita, non me l'aspettavo. Quello che mi ha fatto accettare questo incarico è stata la fiducia dimostratami, il sapere che il Festival ha un direttore artistico preparatissimo e un team consolidato di persone che lavorano con competenza, dedizione ed entusiasmo e poi il forte legame che ho con Bosco Chiesanuova, dove sono nata e vivo, e l'amore per la Lessinia. Anche le donne possono ricoprire ruoli che spesso sono stati appannaggio degli uomini. Quest'anno il numero delle registe, 50, per la prima volta è superiore a quello dei registi.

Essere la presidente del Festival per me significa promuovere un Festival ricco di cultura, di proposte, di incontri: far conoscere la Lessinia nel mondo e "portare" il mondo in Lessinia.


Negli anni hai ricoperto incarichi diversi: prima consigliera, ora presidente, senza mai abbandonare il lavoro della commissione di selezione. Che cosa significa scegliere le opere in programma?

Scegliere tra le tante opere che arrivano significa rimanere coerenti con il tema del Festival, valutare la qualità dei video dal punto di vista artistico e cinematografico e poi confrontarsi con gli altri membri della commissione per giungere ad una scelta. Negli ultimi anni la selezione è stata più difficile perché sono arrivati moltissimi film, tutti di pregio, da tanti paesi.


Il tema di quest’anno è la “lingua madre”. In oltre trent’anni il Festival ha dato voce a montagne, comunità e culture provenienti da tutto il mondo. Credi che ci siano ancora storie da raccontare?

La lingua madre è la prima lingua che impariamo da piccoli per comunicare e raccontare il mondo: è una parte molto importante della nostra storia e della nostra vita. Fino a non molti anni fa chi si esprimeva in dialetto era guardato malamente, oggi per fortuna non è più così e molti preferiscono usare il dialetto in famiglia e con gli amici perché crea una maggior affinità. Anche il Film Festival ha contribuito alla valorizzazione della nostra lingua madre e di quelle del mondo con i film in lingua originale. Nel mondo ci sono ancora tante storie da raccontare soprattutto quelle delle numerose minoranze etniche che abitano le terre alte e penso che in futuro il Festival ci farà ancora conoscere ed apprezzare la grande varietà e ricchezza dei modi con cui noi umani

abitiamo il mondo.